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on queste brevi note vorrei presentare un piccolo gruppo di anfibi che certo non mancherà di appassionare alcuni fra gli entusiasti del mondo acquatico, infatti, per molti aspetti un terrario per Dendrobatidi, come vedremo in seguito, non si discosta così tanto come impatto scenografico da un bell’ acquario ricco di piante ed arredato con rocce e legni.
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Premetto subito che queste note saranno molto intro duttive e mirano solamente a dare una piccola presentazione dell’”universo terrario” a chi non lo conosce ancora.
Ma cosa sono le "Poison Arrow Frogs"?
In questo raggruppamento, dal nessun valore scientifico, gli appassionati inseriscono alcuni generi della famiglia di anuri tropicali dei Dendrobatidi che appartengono per lo più ai seguenti:
Genere Dendrobates
Genere Epipedobates
Genere Phyllobates
Il nome stesso del gruppo “poison arrow frogs” deriva dalla caratteristica di queste rane di secernere un muco altamente tossico, tale da poter causare forti irritazioni in caso di contatto con le mucose.
Questa loro caratteristica le ha rese celebri in quanto si narra che gli Indios amazzonici usassero passare al calore del fuoco alcune specie di Dendrobatidi per far fa colare il loro muco in un contenitore e col liquido ottenuto intingere le punte delle frecce.
Questo permetteva di avere un’arma fenomenale soprattutto nella caccia alle scimmie che rimanevano paralizzate dalle tossine con cui erano intinte le frecce.
Gli elementi che allora più caratterizzano questi anuri sono questi:
le minute dimensioni, comprese tra due e cinque centimetri dal naso alla fine del corpo, con una prevalenza di specie che raggiungono a stento i tre cm
la fenomenale colorazione di quasi tutte le specie,
la tossicità delle mucose.
Proprio questa caratteristica è quella che ha reso questi animali un gioiello per il terrario: la presenza di questo muco velenoso, più o meno tossico a seconda della specie, ha fatto si che quasi tutte le specie sviluppassero dei colori molto sgargianti per avvisare i predatori della loro pericolosità, un po’ come accade in molti insetti, vivacemente colorati come segnale di tossicità o di pessimo sapore.
Il fatto poi di avere questa protezione ha permesso poi ai Dendrobatidi di svolgere una vita diurna, cosa relativamente rara tra gli anfibi dove, generalizzando, si ritrovano molto spesso animali notturni o addirittura fossori.
Per tranquillizzare tutti riguardo alla tossicità di questi animali, va detto che in quelli nati in cattività è praticamente inesistente, mentre per i pochi animali di cattura ancora presenti in commercio tende a diminuire di molto dopo il primo periodo di permanenza in terrario, e questo per il fatto che le tossine derivano direttamente, in natura, dall’ alimentazione di insetti che forniscono degli alcaloidi precursori della tossina dei Dendrobatidi.
COME SI ALLEVANO
Si tratta di animali di origine tropicale, essendo geograficamente localizzate nel CentroSud America. Per cui per poterli allevare bisognerà allestire un terrario che rispetti le condizioni climatiche delle zone da cui arrivano questi animali, e dove andrà ricostruito un piccolo angolino di foresta pluviale sudamericana.
L’allevamento di anfibi e rettili in casa presuppone la presenza di un terrario, che è un aggeggio simile al nostro amato acquario ma che se ne discosta in alcuni dettagli fondamentali.
In genere i terrari in cui si allevano i Dendrobatidi sono costruiti in tutto vetro, e vi vengono creati dei passaggi di ventilazione fatti in griglia metallica per permettere all’aria di circolare, anche per impedire la formazione di muffe nell’ambiente caldoumido che si andrà a creare.
A tal fine è necessario creare due aperture poste agli estremi opposti della struttura in vetro, una posta in alto e l’altra in basso, in modo che l’aria calda esca dalle aperture in altro richiamando per via del moto convettivo altra aria più fresca dall’apertura posta nell’altro estremo del terrario in basso.
Per poter poi entrare con le mani all’interno del terrario agevolmente, per l’allestimento e per la normale manutenzione, in genere si provvede a fornire la teca di un’apertura sul lato anteriore con vetri scorrevoli, un po’ come nelle vetrine da esposizione dei negozi.
RISCALDAMENTO E ILLUMINAZIONE
Queste rane necessitano di temperature comprese tra i 22° e i 28°, per cui a meno di non abitare in una casa sempre molto calda, l’intero terrario andrà riscaldato.
In genere si utilizzano i normali cavetti riscaldanti utilizzati anche in acquariofilia, posti esternamente al terrario, sotto lo stesso oppure dietro il vetro posteriore e possibilmente regolato da un termostato a sonda con questa inserita all’interno del terrario stesso.
Non è mai il caso di riscaldare questi animali con spot o faretti vari perché si rischierebbe fortemente di seccare troppo l’aria, che dovrebbe stare sempre sopra l’80% di umidità, nonché di ustionare la delicatissima cute di questi animale nel caso in cui venissero a contatto diretto con lo spot.
Come illuminazione si utilizzano le stesse tecniche in uso in acquariofilia: uno o al massimo due tubi fluorescenti, di cui almeno uno fitostimolante, posti sopra il terrario per permettere alle piante di crescere ed alle rane di svolgere la loro attività.
ARREDAMENTO
Qui ci si può sbizzarrire, infatti bisogna ricreare un angolo di sottobosco tropicale, e per far questo si dovrà allestire il terrario con materiali come radici di torbiera, legni duri trovati nei prati, muschi, felci ed in genere tutte le piante d’appartamento, che apprezzano moltissimo l’aria calda e umida del terrario nonché l’illuminazione artificiale, crescendo molto più delle loro sorelle lasciate in salotto.
Chi apprezza potrà anche tentare l’allevamento delle orchidee epifite direttamente su qualche ramo o qualche pezzetto di sughero.
Altamente consigliate sono le bromelie, molto apprezzate dalle stesse Dendrobates come luogo di sosta e di deposizione, grazie al fatto che queste piante mantengono nella loro rosetta un po’ d’acqua, molto gradita dalle rane come luogo di deposizione.
MANUTENZIONE
L’attività di manutenzione principale è quella della nebulizzazione dell’intero terrario con acqua di osmosi o acqua comunque molto tenera almeno una volta al giorno, meglio due o tre.
Per far questo in genere si fa ricorso ad un banalissimo spruzzino per piante d’appartamento, ma non manca la possibilità di installare un impianto di nebulizzazione automatico.
tentare l’allevamento delle orchidee epifite direttamente su qualche ramo o qualche pezzetto di sughero.
Altamente consigliate sono le bromelie, molto apprezzate dalle stesse Dendrobates come luogo di sosta e di deposizione, grazie al fatto che queste piante mantengono nella loro rosetta un po’ d’acqua, molto gradita dalle rane come luogo di deposizione.
ALIMENTAZIONE
Questa è la vera nota dolente del discorso (assieme ai prezzi degli animali…): le nostre dendro si nutrono esclusivamente di piccole prede vive.
Questo è in genere un bel problema, visto che malgrado la piccola dimensione le nostre amiche non mangiano neanche poco. Per poterle allevare bisognerà fare in modo di avere sempre a disposizione delle prede vive, che sono solitamente le drosofile, i collemboli e i micro grilli.
Questi alimenti sono normalmente in commercio, ma la loro diffusione è ancora abbastanza limitata ed il loro costo non sempre contenuto.
,Vi è la possibilità comunque di acquistare il tutto online, ancora meglio allevarseli in casa, seguendo i consigli che troverete nei due siti che vi segnalerò in seguito.
A queste prede vive andrà aggiunta una integrazione di calcio e vitamine per rettili, normalmente acquistabili presso i negozi di acquariofilia, con cui spolverare unadue volte la settimana il cibo prima di offrilo agli animali
RIPRODUZIONE
Non intendo raccontarvi tutti i possibili comportamenti di questi generi di rane, anche perché non li ho mai visti direttamente, ma vorrei solamente raccontare cosa accade ogni tanto quando una delle due coppie di Epipedobates tricolor che allevo da un paio d’anni decide di darsi da fare.
La notte il maschio inizia a cantare, proprio come le nostre rane dei fossi, finché non convince la femmina ad accoppiarsi. A quel punto la invita sopra una foglia o ancora meglio nella rosetta di una bromelia, dove l’abbraccia posteriormente e feconda le uova che la femmina depone, che sono in genere una ventina al massimo.
Il bello inizia adesso: il maschio per trequattro giorni fa la guardia alla covata e la tiene sempre umida, ricordatevi che non hanno deposto dentro l’acqua, ma fuori da questa, passando la giornata a caricare acqua dalla cloaca per poi scaricarla sulle uova per tenerle sempre umide.
Dopo alcuni giorni che le uova sono schiuse ed i girini iniziano a muoversi, il maschio inizia a cercare una piccola raccolta d’acqua dove secondo lui i suoi piccoli potrebbero avere buone possibilità di crescita dove li porta raccogliendoli sul dorso duetre alla volta e li trasporta come uno zainetto dalla zona di deposizione a quella di accrescimento.
RIFERIMENTI
Materiale bibliografico in italiano praticamente non esiste, se non qualche sparuto articolo sulle riviste di acquariofilia.
Se vi interessa qualche info in più vi consiglio di iniziare da Internet, in particolare da questi due siti, che sono il punto di riferimento degli appassionati italiani.
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