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Cryptoheros nigrofasciatum

20/09/03

Permalink 10:09:14, da GrazMB Email , 1407 parole   it-IT
Categorie: 1 - Animali, 1.1 - Pesci dolce

Cryptoheros nigrofasciatum

Sinonimi per i più esigenti:
Helastoma nigrofasciatum
Archocentrus nigrofasciatus

Della famiglia dei ciclidi proviene dal Centroamerica (Nicaragua, Costa Rica, Guatemala, Panama, Messico) dove le popolazioni locali lo chiamano Chanchito ed è destinato ad un uso gastronomico sebbene le sue dimensioni raggiungano al massimo 15cm per i maschi ed un po’ meno per le femmine (max. 10cm).

Follow up:

La forma del corpo esprime potenza, forza e rapidità dei movimenti, l’ ovale della femmina risulta più allungato e squadrato nel maschio, che se in età adulta presenta anche una evidente gibbosità frontale. Il dimorfismo sessuale è ben evidente fin da quando raggiungono i 3cm di lunghezza, la femmina ha l’ addome molto più rotondo, mentre il maschio, di maggiori dimensioni a pari età, presenta uno sviluppo maggiore degli ultimi raggi della pinna anale e dorsale. Un’ altra caratteristica molto importante per la distinzione dei sessi è il colore (tralasciando la varietà albina): fin dai primi mesi l’ addome della femmina diventa di un intenso arancione (anche rosa) iridescente, presagio dei periodi di calore che frequentemente accompagneranno la vita della nostra pesciolina.
Da adulti presentano una colorazione di fondo grigio violacea su cui si stagliano dalle 8 alle 10 bande nere verticali che gli forniscono lo pseudonimo di ‘ciclide zebra’, la femmina oltre a colorarsi sull’ addome si tinge anche sulla pinna anale e dorsale con sfumature che possono variare dall’ azzurro giallo verde al rosa o arancione iridescenti.
Finita la parte descrittiva e oggettiva vi passerò a raccontare la mia esperienza con questi meravigliosi e maledetti pesci.
Inesperto e probabilmente mal consigliato 2 anni fa inserii (ovviamente senza alcun minuto di acclimatazione) in una vasca di comunità due piccoli di Nigro di 2/3cm (maschio e femmina), sembravano innocui e indifesi in mezzo a cuei due brutti vanesi pesci Scalari con le loro pinne a velo, sembravano storditi quando un branchetto di Cardinali li investiva, stavano appiccicati al vetro come dicessero portami via da questo caos. Per tornare alla realtà è bastato qualche istante, in men che non si dica entrambi ne hanno acciuffato uno e se lo sono inghiottito, poverini però perché erano ancora troppo piccoli e si sono limitati a succhiarne la testa (!) e non ne volevano sapere di risputarlo o forse non ne erano capaci. Così mi sono gustato la scena ed il loro imbarazzo, ma mi sorgeva un dubbio “forse non sono molto adatti alla mia vasca, forse è meglio che li riporti indietro, ma no, dai!, aspettiamo qualche giorno”. In poco tempo la mia non era più una vasca di comunità era un cimitero a cielo aperto o meglio un ospedale da campo: erano spariti tutti i Cardinali, non parliamo dei Guppy o dei mezzi di locomozione degli Scalari, insomma c’erano carcasse sul fondo e pesci a brandelli negli angolini della vasca. Inutile dire che la vasca è un 90 litri strapieno di piante e nascondigli, legni e qualche roccetta.
L’ opera si è compiuta quando per 20 giorni mi sono assentato (meritate vacanze estive), non avendo molta disponibilità economica mancava un dispensatore automatico di mangime ma avevo lasciato sul fondo svariati cilindretti di mangime a lento scioglimento, non bastasse uno dei primi giorni deve essere saltato il salvavita e così sono rimasti anche senza luce e a pompa spenta.
Bhè, una catastrofe! Erano sopravvissuti ovviamente i due Nigro, ma la sorpresa è che si erano anche riprodotti, infatti per la vasca gironzolavano allegri una decina di avannotti.
Qui adesso si apre un mondo speciale, un’ esperienza unica, ma alla portata di tutti: il corteggiamento, la riproduzione, le cure parentali…..
Ad un certo punto della loro vita, in verità molto presto, inizieranno ad arredarsi la casa a gusto proprio, che significa piante galleggianti e strappate, ghiaino da 5 mm sopra le foglie di Anubias che prima erano a destra e ora sono a sinistra o sotto il sampietrino, legni capovolti e tremende buche, solo le piante con bulbo restano un po’ indenni. Il trucco è non ostinarsi a mettere tutto a posto ogni volta (facile a dirsi), bisogna lasciare fare a loro o tenerli in una vasca senza piante. Per evitare poi inutili stragi credo sia preferibile dedicargli una vasca apposita o al massimo sono da tenere in compagnia di altri pesci di pari aggressività. C’è da dire però che questi comportamenti sono accentuati solo nel periodo della riproduzione, adesso direte voi “meno male!”, in realtà sono sempre in periodo di riproduzione, basta che siano presenti i due sessi. Anche tenendo la temperatura molto bassa, sui 21/22 °C, non ho notato grossi cambiamenti.
Il lieto evento si preannuncia, come ho già detto, vedendo tutto sottosopra, la colorazione si fa più accesa e la pancia della femmina si ingrossa. Il corteggiamento è animato e focoso, entrambi i sessi si cercano, alcune volte ho notato il caratteristico vibrare della femmina. Vengono scavate molte buche che fungeranno da nido. La deposizione delle uova avviene con preferenza su rocce o zone legnose piane, se non ci sono non importa perché un posto adatto lo trovano comunque. Man mano che la femmina depone le uova, il maschio se le feconda con cura, questa scena ritmata va avanti per un oretta finché ci saranno varie centinaia di uova, a seconda delle dimensioni del pesce. A questo punto la femmina si impegna, fino alla schiusa, ad accudire le uova ventilando il nido e scacciando chiunque si avvicini, il maschio non è da meno, difende tutto il territorio con ferocia e si alterna alla compagna a 1cm dal nido. Dopo 3/4 giorni avviene la schiusa, i piccoli, che ancora non nuotano, vengono presi in bocca e messi in un nascondiglio scavato da qualche parte, dopo poco tempo inizieranno a gironzolare tranquilli.
Per un osservatore distratto a volte è solo questo il momento in cui ci si accorge di dover appendere alla porta centinaia di fiocchi rosa e azzurri!
Affascinante è vedere come, non appena gli avannotti si allontanino troppo dai genitori, vengano risucchiati in bocca e riportati in zona sicura, e come gli adulti, portando a spasso la prole, smuovano il fondo alzando una nebbiolina di detriti dove i piccoli trovano da mangiare.
E’ tutto un rincorrere e difendere.
Da questo momento in poi gli avannotti verranno spostati ogni sera in una buca diversa e portati di giorno a brucare in giro per l’ acquario.
Capita spesso che in poco tempo spariscano tutti i piccoli per inesperienza dei genitori perché mal difesi e quindi mangiati, ma dopo un paio di settimane il ciclo si ripeterà.
A me è capitato più volte che dopo qualche settimana la femmina riandasse in calore (evidente dalla pancia gonfia e dai colori più accesi) e cercasse di accoppiarsi, a questo punto il maschio non la fa riavvicinare più agli avannotti e la attacca come qualunque altro pesce. In un caso è successo l’ inverso: il maschio è stato cacciato.
In generale la definizione dei ruoli non è mai chiara e prefissata, infatti ho notato che ogni coppia è una storia a sé, in dipendenza dell’ età, dello spazio a disposizione e della densità di popolazione della vasca e, forse, anche del carattere dei nostri ciclidi.
Una volta che i piccoli iniziano a nuotare liberamente si possono intraprendere due strade: la prima consiste nel prelevarli e metterli in una vaschetta apposita, dove si salveranno quasi tutti e nutrirli con naupli di Artemia salina, mangime liquido e in povere, ma finemente tritato. La seconda possibilità, da me preferita, è quella di lasciarli con i genitori e seguire le interessanti cure parentali che attuano, si può comunque alimentarli (io lascio che si arrangino) con lo stesso cibo che ho detto prima, spruzzangoglielo con una siringa a cui al posto dell’ ago sia stato sostituito un tubicino come quello dell’ aeratore, spegnendo la pompa per qualche minuto e cercando di non disperderlo troppo in ambiente. In questa maniera se ne salveranno comunque a sufficienza, tanto da non saper a chi darli. Infatti un problema per chi vuole riprodurre i Nigro è dove sbolognarli, pochissimi sono i negozianti che li accettano e ancor meno sono gli acquariofili che desiderano tali teppisti.
Le condizioni chimico fisiche dell’ acquario che ospiterà (spero) i Cichlasoma Nigrofasciatum non sono molto ristrette, basti dire che in 2 anni non ho più fatto delle analisi dell’ acqua, non uso acqua da osmosi, ma di pozzo con un ricambio del 25% ogni 20 giorni data l’ elevata quantità di resti organici. Il filtraggio deve essere intenso ed efficiente.
I valori comunque ideali per l’ allevamento, reperiti in letteratura sono:

pH = 6.5-8
T = 23-26 °C
dGH = 7-10°

ed almeno una cinquantina di litri a disposizione per una coppia!
Ed inoltre: calma e sangue freddo!

Stallo.

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