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Chiunque, adulto o bambino, visitando uno zoo rimane affascinato osservando la varietà e la bellezza di animali e piante che si possono ammirare in natura. Tuttavia vedere dei leoni in gabbia non ha lo stesso effetto che ammirarli nella savana, e un pappagallo appollaiato su un ramo, in una gabbia decisamente troppo piccola, suscita compassione più che ammirazione.
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Per questo molto spesso, dopo aver visitato uno zoo vecchio stile, ci rimane la sensazione di aver visto delle cose fittizie e artificiali, costruite pensando ai visitatori piuttosto che agli ospiti dello zoo.
Per fortuna il concetto di zoo è cambiato, e ora la tendenza è quella di “ingabbiare” i visitatori, lasciando più libertà agli animali e favorendo un contatto più realistico con i diversi habitat riprodotti.
L'esempio più concreto di questa corrente si può ammirare visitando lo zoo di Zurigo che, coprendo una superficie di 27 ettari (circa 270.000 metri quadrati), è uno dei più grandi zoo d’Europa.
Non è solo la superficie occupata ad impressionare, anche il numero di specie animali e vegetali ospitate è considerevole: nello zoo è possibile osservare più di 2000 animali e migliaia di piante provenienti da tutto il mondo.
Questo zoo nasce nel 1929, in un meraviglioso parco naturale sul Zürichberg, proprio sopra il capoluogo svizzero. Negli anni è stato aggiornato ed ampliato, cercando sempre di ricreare le condizioni caratteristiche di ogni habitat riprodotto. Il parco è diviso in aree “a tema”, nelle quali le specie sono raggruppate in base alla zona d’origine. Come nel più classico degli zoo è possibile passeggiare tra leoni, tigri, rinoceronti ed ammirare tutti quegli animali che ci vengono in mente pensando ad uno zoo, senza però vedere gabbie o recinti a bloccare i movimenti degli animali. Nella costruzione e disposizione dei vari exhibit si è cercato di creare “ostacoli naturali” alla fuga degli animali, così al posto delle solite sbarre di ferro è stato favorito l’utilizzo di fossati e pareti in pietra. L’impatto visivo è sicuramente positivo, e questa scelta, unita alla fedele ricostruzione degli habitat originari, garantisce un soggiorno sicuramente migliore ai molti animali presenti.
Lo zoo comprende anche diverse aree coperte, che offrono ospitalità a tutti quegli animali e piante che non resisterebbero al freddo inverno svizzero.
Nell’Exotarium vivono uccelli tropicali, scimmie e rettili in spazi che riproducono al meglio porzioni di foresta pluviale, deserti sabbiosi e rocciosi, sponde di fiumi amazzonici e molti altri ambienti caldi della terra. Sicuramente queste riproduzioni fedeli vanno ammirate al pari degli animali che vi abitano. La maggior parte degli uccelli vola liberamente tra i visitatori, creando un’atmosfera inimitabile.
Il complesso dedicato a pesci ed anfibi è certamente la sezione più apprezzata dagli acquariofili: nella prima sala dell’edificio si possono ammirare una ventina di vasche, che riproducono i biotopi più caratteristici di vari fiumi, laghi e mari. L’esposizione comincia con gli acquari sudamericani, nei quali sono state ricreate sia le zone emerse, ricche di lussureggiante vegetazione, sia quelle sommerse, con grosse radici di mangrovia, molte piante e un acqua piuttosto scura.
Le vasche ospitano diverse specie di pesci, tra cui alcuni tipi di ciclidi nani sudamericani.
Si prosegue con la sezione dedicata ai ciclidi africani, in un acquario decisamente affollato vengono ospitati un centinaio di coloratissimi pesci, sempre in movimento, che creano un bellissimo colpo d’occhio. L’allestimento è abbastanza fedele all’aspetto del lago africano, con assenza quasi totale di piante e una parete di roccia che offre molti nascondigli. Mi ha fatto piacere vedere come le riproduzioni in questa vasca siano all’ordine del giorno: guardando attentamente tra gli anfratti nella parte bassa dell’acquario ho visto decine di vispissimi pascetti brucare alghe dalla parete rocciosa. Un’altra vasca, un po’ meno affollata, è dedicata ai conchigliofili. Diversi “Lamprologus” Multifasciatus si contendevano alcune grosse conchiglie sul fondo, senza preoccuparsi troppo degli sguardi curiosi del pubblico. Si passa quindi ad una serie di cinque acquari dedicata ai mari tropicali, ma devo dire che sono rimasto un po’ deluso da questa sezione. Tre acquari mi sembravano sottodimensionati per gli animali che contenevano, e anche l’allestimento non mi è sembrato particolarmente curato. Le altre due vasche di barriera invece mi sono piaciute, ricche di coralli molli e duri, pesci e invertebrati offrono una visione davvero piacevole. Dai caldi mari tropicali si passa agli acquitrini asiatici, con pesci di piccola taglia, folta vegetazione e poca corrente. Chiudono la zona dedicata ai pesci due vasche che attirano sicuramente molto pubblico: una popolata da alcuni piraña e l’altra da una coppia di anguille elettriche. Continuando la visita si entra nel mondo degli anfibi e dei rettili. Dalle rane ai serpenti, in quest’area sono ospitati diverse specie di animali a sangue freddo. Anche in questo caso è stata posta molta attenzione e cura nella riproduzione degli ambienti, e gli animali sono separati dal pubblico da grandi vetrate, che permettono ampie sbirciate alla ricerca di coloratissime rane o alligatori un po’ annoiati. Avrei passato l’intero pomeriggio ad ammirare questi magnifici animali, ma le cose da vedere sono davvero molte, e con molta curiosità ho proseguito la visita.
L’attrazione che più lascia il segno e che non si può assolutamente perdere è la ricostruzione delle diverse foreste pluviali. In edificio grandissimo, dal soffitto trasparente, sono mantenuti costantemente 38 gradi di temperatura e quasi l’80% di umidità. Prima di entrare è consigliato fare una sosta nella stanza calda e umida che precede l’ingresso alla foresta, giusto per ambientarsi un po’ al nuovo clima. La fedeltà della ricostruzione è impressionante, c’è addirittura una lieve pioggia artificiale che sorprende piacevolmente i visitatori occupati a scrutare tra palme, bamboo e stranissimi alberi dalle radici pendenti. Un torrente forma una cascata di qualche metro prima di finire in un bacino coperto da piante acquatiche, e sulla riva si possono spiare quattro tartarughe giganti, perfettamente immobili. Il percorso guidato si snoda attraverso la foresta permettendo di osservare, tra le migliaia di piante che circondano i visitatori, bellissime orchidee fiorite e alcune piante carnivore davvero affascinanti. Oltre alle tartarughe, si possono ammirare diversi tipi di uccelli, qualche pipistrello e, con un po’ di pazienza, stranissimi insetti. La passeggiata è davvero piacevole, e ci si dimentica presto del caldo e dell’afa. Anche in questo caso il tempo da dedicare alla visita non sarebbe mai abbastanza, ma è tardi e dobbiamo andare. All’uscita troviamo ad aspettarci un nutrito gruppo di pinguini, che sembrano proprio apprezzare le temperature rigide dell’inverno alpino.
Nonostante il periodo non fosse dei migliori questa visita mi ha lasciato proprio un bel ricordo, e spero di tornare ad ammirare il parco in primavera, quando sicuramente offre uno spettacolo ancora migliore.
All’indirizzo http://www.garb.it/public/gallery/album62 si possono vedere alcune foto che ho scattato allo zoo, per info su prezzi e orari www.zoo.ch.
Enrico Carraro
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