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Lo scorso autunno, essendo in contatto con un amico americano allevatore di Apistogramma, ho deciso di tentare l’importazione di una coppia di spp. Inca50.
Purtroppo il viaggio è decisamente lungo e le vie per il trasporto implicano varie peripezie e fermi. Il pacco è partito dall’Oregon per fermarsi in Florida, poi in Germania un paio di giorni ed infine mi è stato consegnato ad Udine 6 giorni dopo la spedizione.
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La coppia di Inka è arrivata in perfette condizioni a conferma che se gli Apisto sono di alta qualità, si rivelano robusti. Un viaggio così lungo, però, è troppo a rischio perciò la prossima volta che vorrò importare una nuova specie cercherò un sistema più rapido e diretto.
Ultimamente si sono avute una serie di scoperte molto appariscenti dal Perù, tra queste le più spettacolari sono proprio l’Inka50 ed A. spp Fresa (o diamante).
Chi è
L'Apistogramma spp. Inca50 è stato scoperto ed esportato da una spedizione di aquariofili giapponesi nel 2001. Kuratsu, che faceva parte della spedizione, lo ha decritto in articoli pubblicati prima in Giappone e poi in Germania.
La spettacolarità della livrea e delle pinne e il rinvenimento fuori dai soliti canali germano-americani hanno lasciato varie persone di mailing list specialistiche un po’ basite tanto che hanno lanciato il sospetto che si trattasse di un incrocio.
Julio Melgar, un famoso esportatore peruviano, nel 2002 li ha esportati prima negli USA ed in Germania , poi nell’estate 2003 in Francia.

La scorsa estate ho provato a reperirli in Italia, ma a quanto pare non sono ancora importati regolarmente qui da noi.
Nonostante sia stato scoperto recentemente, il nuovo nano peruviano è stato descritto scientificamente già quest’anno. Così le denominazioni provvisorie spp.Inca50 e spp.High fin (suo sinonimo) sono dunque state soppiantate dal nome ora ufficiale Apistogramma baenschi … anche questa volta hanno optato per un nome celebrativo piuttosto che uno che descrivesse le caratteristiche fisiche o il luogo di provenienza .
Al momento di scrivere l’articolo ero già a conoscenza della descrizione scientifica, ma prima che queste notizie vengano metabolizzate dalla grande massa degli acquariofili ci vuole tempo. E’ mia intenzione fare in modo che sia immediato il riconoscimento della specie da parte di quante più persone possibile e che sia facile il reperimento di informazioni tramite i vari motori di ricerca su internet.
Da dove viene
Apisto spp. Inca50 abita i corsi di acqua nera dei piccoli affluenti del Rio Huallaga, tra le città di Tarapoto e Yurimaguas. E’ stato rinvenuto fino ad un'altitudine di 800 m e l'acqua può essere talvolta relativamente fresca per un pesce tropicale.
Le caratteristiche fisiche
I maschi raggiungono i 6 cm di lunghezza , si tratta perciò di una specie piuttosto piccola per il complesso nijssenii.
Impossibile confonderlo, per ora, con un'altra specie: la pinna dorsale è di colore giallo ed ha una profilo che ricorda quella dell’ A. trifasciata, la caudale è come quella del nijssenii, arrotondata e alla sua estremità, è bordata da una splendida filettatura rosso sangue.
Il corpo è azzurrognolo e presenta cinque barre nere verticali, meno accentuate nella femmina, sei macchie dorsali e sul muso altre due che partono dall’occhio e vanno una verso il dorso e l’altra attraversa diagonalmente l’opercolo.
La femmina ha una lunghezza tra 4 e 5 cm ed una livrea stupenda. Su una base gialla presenta sei macchie dorsali e 5 bande laterali che la fanno assomigliare, soprattutto nel periodo riproduttivo, ad un ape.

Allevamento
Si possono allevare in coppia in vasche da 60X30X40 o, a differenza di quello che ho riscontrato per i nijssenii , anche in trio in una vasca che sia almeno di 100X40X40.
Personalmente ritengo che il loro allevamento sia decisamente semplice se si rispettano le loro esigenze. Richiedono un’acqua ambrata e molto tenera. Io li allevo nella mia batteria di acquari della cantina in acqua di osmosi senza null’altro, ad acidificare e cedere acidi umici ci pensano i legni di torbiera che ho in ogni vasca.
Una buona cosa è mettere sul fondo delle foglie di quercia o faggio (se proprio non riusciamo a trovare quelle di Huito … ;O))) ) che sono un ottimo acidificante.
Non hanno problemi di alimentazione e l’ideale per allevarli è ovviamente il cibo vivo. Io do loro quasi esclusivamente naupli ed adulti di artemia, ma accettano (seppure meno volentieri) anche surgelato e mangime in fiocchi.
Nel primo periodo di allevamento nella vasca a loro dedicata, sebbene fosse decisamente capiente per una coppietta ed arredata con numerosi legni, il maschio aveva una eccessiva aggressività che rivolgeva nei confronti dell’unico ospite … la femmina.
Per ovviare al problema ho messo 5 Nannostomus e da quel momento l’aggressività sia del maschio che della femmina si è rivolta verso di loro.
La riproduzione
Riprodurre questi pesci non è difficoltoso, possono essere paragonati ai nijssenii o ai borelli. Per tentare la riproduzione l’ideale è mantenere durezze non misurabili, una temperatura di 24-26°, la conduttività sui 50 S ed un pH decisamente acido, ma sono stati fatti dei tentativi di allevamento anche in acqua di rubinetto. In questo caso i risultati non sono proprio entusiasmanti riguardo il numero di avannotti che si riescono ad ottenere ed accrescere .
La femmina ha una elevata aggressività e molta attenzione nei confronti di uova ed avannotti, non permette al maschio di prendere parte direttamente alle cure, ma tollera abbastanza la sua presenza nei paraggi per difendere il territorio.

Sconsigliabile la presenza di caracidi per problemi di predazione, io con gli apisto ho avuto esperienze buone solo con i piccolissimi P. simulans, con gli H. amandae e con i N. beckfordi. In ogni caso anche loro soprattutto nei primi periodi, qualche avannotto se lo mangiano.
La femmina depone le uova in cavità che dopo la fecondazione chiude con la sabbia. A tal proposito consiglio per tutti gli apisto di usare una sabbia per fondo, dopo circa 8 giorni si avranno una nuvola di avannotti che gira sotto i comandi della madre . A questo punto i piccoli vanno alimentati con nauplii di artemia. E’ importante alimentarli molto e se si vuole avere un numero elevato di piccoli accresciuti, possibilmente nutrirli più volte al giorno.
Ho notato che durante le cure parentali la femmina accentua notevolmente una macchia nera che ha tra gola e ventre.
Io purtroppo, considerata la giovane età degli esemplari che ho avuto, non mi aspettavo di riuscire ad avere una riproduzione così presto e mi sono ritrovato a sorpresa un gruppetto di una ventina di piccoli a spasso sotto la madre,…… se alimentati da subito e bene la specie è piuttosto prolifica e può arrivare ad un centinaio di uova schiuse.
Concludendo …
Per le poche difficoltà (per dei ciclidi nani) nel raggiungere la riproduzione e per l’estrema aggressività che hanno nel difendere la prole, è sicuramente un apistogramma da consigliare. Spero di riuscire in futuro ad allevare con cure parentali un po’ di coppiette e a distribuirle ad altri appassionati perchè questo pesce abbia la diffusione che merita, senza dover perdere la sua robustezza e l’istinto alla cura della prole, così come è avvenuto per altri pesci come i ramirezi, condannati dalla loro stessa bellezza.
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