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L'importanza delle cure parentali

15/02/05

Permalink 06:02:25, da GrazMB Email , 1478 parole   it-IT
Categorie: 1 - Animali, 1.1 - Pesci dolce

L'importanza delle cure parentali

Prendendo spunto da una discussione nata su una mailing list di ciclidi nani, sulla trasmissibilità delle cure parentali, ho deciso di scrivere quest’articolo approfondendo l’argomento attraverso la mia esperienza e quella di altri acquariofili e cercando in alcuni libri di etologia un supporto per la mia ipotesi.

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Essendo io e il mio ragazzo acquariofili, appassionati soprattutto di ciclidi nani ed africani, le osservazioni che ho avuto riguardano prevalentemente queste specie.
In questi anni ho notato comportamenti molto diversi da parte di ciclidi, anche della stessa specie, nel momento riproduttivo.
Quando si acquista un pesce, come ad esempio il Microgeophagus Ramirezi, lo si fa non solo per la bellezza della sua livrea, ma per osservare le cure parentali che ha verso la prole, ma ci si ritrova invece davanti a grosse delusioni: ho constatato che solitamente questi pesci (soprattutto quando provengono dai negozi) difficilmente riescono a portare avanti con successo la loro covata.

In misura sicuramente inferiore gli stessi problemi si ritrovano anche negli apistogramma. Ho avuto femmine che avevano un altissimo livello di cure parentali e che permettevano al maschio di collaborare, stazionando in prossimità della covata e difendendola dai possibili predatori presenti in vasca, mentre altre che predavano le proprie uova o non se ne curavano affatto e che attaccavano il maschio non permettendogli di avvicinarsi. A volte pur arrivando alla schiusa delle uova queste femmine non erano in grado di tenere compatto il gruppo di avannotti che si disperdevano per l’acquario diventando facili prede per gli altri ”inquilini”. Avendo a disposizione numerose osservazioni di entrambi i tipi di comportamento ho notato l’esistenza di una correlazione tra l’aver ricevuto cure parentali dai genitori e il saperle dispensare alla prole.
Qualche tempo fa ho avuto una coppia di cacatuoides, proveniente da un negozio, che non è mai riuscita a portare avanti con successo la nidiata di piccoli, attualmente invece ho osservato un trio di cacatuoides, acquistato da un appassionato che li alleva con cure parentali, che fin dalla prima deposizione ha sempre cresciuto con cura i piccoli fino alla successiva nidiata.
Sicuramente il fatto che una coppia sia stata cresciuta con cure parentali non è una condizione sufficiente per garantire il successo di una riproduzione, sono importanti anche altri fattori, come la presenza e la quantità di coinquilini in vasca, la qualità dell’acqua intesa sia come livello di composti azotati sia come durezza e acidità.

Per avere un confronto sulla mia ipotesi ho scritto una e-mail ad altri appassionati e allevatori.
Dieter Meseck mi ha risposto innanzitutto che era contento che si affrontasse questo argomento e che lui tiene di solito gli avannotti insieme ai genitori per sei-otto settimane, si rifiuta di separarli prima dai genitori perché in tal modo i giovani non ricevono le informazioni necessarie alla loro vita futura. Inoltre mi ha pregato di riportare la sua opinione riguardo al fatto che coloro che praticano l’allevamento artificiale degli avannotti lo fanno per una questione di convenienza economica e non perché sia di qualche beneficio ai pesci o di utilità per la comprensione del comportamento.
Max Galladè alleva con cure parentali (tranne alcuni casi eccezionali di pesci molto rari o molto difficili da riprodurre) e mi ha fornito delle cifre molto interessanti: ha notato che la percentuale di sopravvivenza degli avannotti allevati artificialmente è molto più bassa di quelli allevati insieme ai genitori. Un’eccezione, secondo i suoi dati, sono i ramirezi, nei quali la percentuale di sopravvivenza degli avannotti allevati artificialmente è del 95% contro il 50% di quelli allevati con cure parentali. Inoltre afferma che la maggior parte dei pesci riprodotti con cure parentali le ripropone.
Anche Nuno Prazeres alleva gli avannotti con cure parentali e non li separa dai genitori perché in quei casi ha riscontrato una sopravvivenza molto bassa, ma riporta l’esperienza di Uwe Röemer che nel suo libro “Cichlid Atlas” racconta di aver fatto qualche esperimento di separazione e non riferisce di effetti negativi e sostiene che togliendo le uova alla femmina, dopo la prima deposizione, si ottiene una maggiore frequenza di deposizioni, seppure con una quantità minore di uova a covata.
Randall Kohn dice che la maggior parte dei suoi pesci sono di cattura o F1, hanno ricevuto cure parentali e le hanno prodigate in maniera molto intensa, lascia sempre i piccoli insieme ai genitori e afferma che i figli hanno sempre riproposto queste cure. Sostiene inoltre che molti hobbisty esperti in ciclidi sono del nostro stesso parere, ma che purtroppo non c’è nessuna prova conclusiva. Mi ha infine suggerito di contattare i coniugi Wise perché considera Mike Wise l’ “american guru of the apistogramma”.

Mike e Diane Wise affermano di allevare i loro apistogramma sempre insieme alla madre. Hanno osservato che gli avannotti crescono maggiormente e più in fretta quando guidati dalla madre, la loro spiegazione a questo fatto è che la madre usa dei segnali per avvisare la prole dell’avvicinarsi di un pericolo e della necessità di nascondersi e li richiama allo scoperto per mangiare quando la sicurezza è ristabilita; gli avannotti senza madre, invece, tendono a rimanere più nascosti e solitamente si nutrono di meno.
I coniugi Wise lasciano gli avannotti con la madre per almeno due settimane se desiderano ottenere presto un’altra riproduzione, mentre separano il maschio e lasciano la femmina in vasca con la prole per quattro settimane se vogliono rimandare la deposizione. Inoltre hanno fatto alcune prove e hanno constatato che di solito la prima deposizione di una femmina che non ha ricevuto cure parentali non ha successo, ma che dopo due o tre tentativi le apistogramma diventano buone madri.

A questo punto ho tentato di trovare un riscontro alla plausibilità della mia ipotesi anche in etologia, la scienza che studia il comportamento degli animali.
In realtà non ho trovato nessun testo o autore che affrontasse l’argomento della trasmissibilità delle cure parentali nei pesci o più in particolare nei ciclidi ma ho comunque trovato degli spunti interessanti, che penso si possano ricollegare all’argomento.
Innanzitutto l’istinto alle cure parentali è presente nella maggior parte delle specie animali (uomo compreso naturalmente), anche se in misura diversa e con modalità differenti.
Senza dilungarmi troppo vorrei soltanto sottolineare che dai numerosi esperimenti condotti su diverse specie animali è emerso come la presenza della madre sia necessaria ai piccoli non solo per crescere maggiormente sani da un punto di vista fisico ma anche per tutta una serie di comportamenti e informazioni che vengono trasmessi al piccolo durante il periodo delle cure parentali e che sono necessari per la sua sopravvivenza, le “informazioni innate” trasmesse al piccolo con il suo corredo genetico infatti non sempre sono sufficienti; naturalmente mi riferisco alle specie nelle quali le cure parentali sono sviluppate perché vi sono anche molte specie animali, come ad esempio altri tipi di pesci (potrei citare i ciprinidi o i caracidi) nelle quali le cure parentali non esistono.

A partire dagli anni trenta quando si sono sviluppati i primi studi sui comportamenti animali con metodi e osservazioni etologici (l’etologia è stata dichiarata disciplina automa nel 1973 grazie a Konrad Lorenz), gli etologi si dividevano in coloro che presupponevano che la maggior parte dei comportamenti fosse di origine innata, e coloro che sostenevano invece che i comportamenti erano per lo più appresi; oggi gli etologi (e anche gli studiosi delle altre discipline che studiano e si interessano del comportamento animale, quali ad esempio la psicologia, la biologia la medicina veterinaria ecc.) sono concordi, invece, nell’affermare che in ogni tipo di comportamento, dal gioco, alle cure parentali, all’alimentazione ecc. vi sia sempre una commistione inscindibile di innato e appreso. In ogni caso, inoltre, un dato comportamento, benché legato per lo più a fattori genetici, può essere modificato ampiamente durante la vita dell’animale in base all’esperienza, all’influenza ambientale, a una sorta di apprendimento-imitazione del comportamento dei genitori (o degli adulti del branco, in caso di animali che vivono in gruppo o comunità).
In base dunque alla mia esperienza e a quella di altri appassionati e considerando quanto ho riportato dai testi che ho consultato, secondo me è plausibile che l’avere o meno ricevuto cure parentali sia rilevante per la corretta trasmissibilità delle stesse. Quindi un Apistogramma, nel nostro caso, che non ha ricevuto cure parentali avrà comunque l’istinto a queste ma commetterà probabilmente alcuni errori comportamentali che impediranno il successo della riproduzione, sebbene sia possibile che impari dagli errori commessi nei vari tentativi fino a diventare capace di prodigare efficaci cure parentali.
Per quanto riguarda le tematiche sul comportamento animale a cui ho accennato, i testi a cui faccio maggiormente riferimento sono:
M.Poli e E. Prato Previde, Apprendere per sopravvivere: l’apprendimento animale tra psicologia ed etologia, Milano, R. Cortina Editore, 1994
K. Lorenz, L’etologia: fondamenti e metodi, Torino, Boringhieri, 1980
Eibl-Eibesfelt, I fondamenti dell’etologia il comportamento degli animali e dell’uomo, Milano, Adelphi, 1980
D. Mainardi, Il comportamento animale: introduzione all’etologia, Bologna, Zanichelli, 1980

Nadia

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