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Phalenopsis. Incominciamo bene...

03/03/05

Permalink 07:03:30, da GrazMB Email , 1258 parole   it-IT
Categorie: 2 - Piante, 2.4 - Orchidee

Phalenopsis. Incominciamo bene...

Se c’è un tipo di piante che fa paura alla gente, sia che l’acquisti, sia che la riceva in dono, beh di sicuro sono le orchidee, dalle più comuni phalaenopsis, l’orchidea farfalla (phalaena)

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che troviamo diffusissima in giro, con le sue grandi e carnose foglie a spatola ed i fiori che sbocciano vicini tra loro, alla fine di un lungo stelo scarno, generalmente sorretto da un bastoncino, alle altrettanto diffuse cimbidium, cespugli di foglie lunghe e sottili, su grovigli inestricabili di radici, con steli fiorali che portano anche 20/30 fiori, il tutto raccolto in vasettini di plastica che sembrano scoppiare o gli oncidium,

le “orchidee ballerina”, che portano steli sottili pieni di mille minuscoli fiorellini o le orchidee miniatura,

capolavori del Creato che si racchiudono in una mano, fino ad arrivare alle rare e costosissime specie botaniche, da collezionisti, migliaia sono le specie e gli ibridi in commercio e decisamente per tutti i gusti, anche se nelle nostre case, beh sono tre o quattro i tipi più comuni.

Parliamo dunque innanzitutto delle prime, le phalaenopsis, molto spesso ibridi che si trovano in vendita in mille varianti di colore, dal bianco candido a tutte le tonalità dei gialli, rosa, rossi e chi più ne ha…., oggi tanto di moda anche per il loro aspetto tanto semplice ed essenziale, in accordo perfetto con lo stile giapponese che ci circonda nelle case.

Quando arrivano in casa queste meraviglie della natura, il primo pensiero è “che splendore” il secondo è “dove la metto per vederla sempre”, il terzo, immancabilmente è”diamole subito da bere”: inutile dire che l’unico buono è il primo, perché è innegabile che siano meraviglie della natura, quanto a tutto il resto….. beh, andiamo per gradi.
Innanzitutto dovremmo pensare a cosa sarà meglio fare per la pianta, “dove la metto….perché stia bene” , cioè quali sono le condizioni ottimali per delle piante che, pur provenendo da paesi caldi e umidi, diversi dal nostro, spessissimo sono ibridi intergenerici, ottenuti cioè da incroci di varie piante, e proprio per questo generalmente abbastanza forti e adattabili, di conseguenza, senza prender paura, diamo uno sguardo a casa nostra e riflettiamo un attimo.
1) L’illuminazione
Qualsiasi pianta per vivere ha bisogno innanzitutto della luce: cerchiamo in casa un angolino tranquillo, dove non ci siano correnti d’aria, nocive per tutte le piante, meglio davanti a una finestra, appena schermata dalla tenda, cioè non sotto i raggi diretti del sole, al massimo sotto una fonte di luce, abbastanza intensa, che lasceremo accesa se dovessimo tener chiusa la casa per molte ore
2) La temperatura e l’umidità dell’aria
Nelle nostre case, generalmente fa caldo, molto caldo, e l’aria è anche particolarmente secca: non è certo l’ambiente più indicato per qualcosa che è nato nelle foreste filippine o nella penisola indocinese, allora cercheremo un angolo lontano dai termosifoni, poggeremo il vaso su dell’argilla o dei sassolini che manterremo sempre umidi, un velo d’acqua sul fondo del sottovaso, attenzione: ho detto “sul fondo”, cioè non a contatto con il vaso!! E magari non faremo soffocare il tutto dentro quei bellissimi coprivaso che spesso vediamo in giro, o almeno avremo l’accortezza di prenderlo un po’ più grande,per far girare meglio l’aria. E appena arriverà l’estate…fuori, all’ombra, ma fuori!! Sarà meglio di un ricostituente!!
3) L’acqua
E qui veniamo alla causa di morte numero uno per le orchidee. E’ importante capire che queste piante si nutrono soprattutto……. d’aria, e già, sembrerà strano,( e per le nostre nonne, quasi incomprensibile ), ma in effetti, se solo riuscissimo a pensare in questo modo saremmo già a un buon punto.
Andiamo per gradi e osserviamo come ci arrivano queste piante: spessissimo grossi fasci di radici sono raccolti in minuti vasetti pieni di pezzetti di corteccia, polistirolo, fibre di cocco e addirittura frammenti di gommapiuma : tutto questo non è messo lì per caso, o come qualcuna ha detto “ per risparmiare sul terriccio buono”, bensì ha lo scopo importantissimo di NON trattenere l’acqua, di non inzupparsi mai, solo di mantenere una certa umidità.
Queste piante generalmente vivono abbarbicate con le loro radici sulla corteccia degli alberi, infatti spessissimo le riceviamo con alcune grosse radici “volanti” fuori dal vaso.
Dunque quando bagneremo la pianta dovremo stare attenti a raccogliere l’acqua che immediatamente uscirà da sotto il vaso e ri-annaffiare di nuovo, meglio ancora, se la lasceremo a bagno in una bacinella per 20-30 minuti e poi faremo scolare il tutto, addirittura appendendo la pianta, per un’oretta buona, e ancora potrà capitare, reclinando il vaso a destra o a sinistra di veder uscire un rivoletto d’acqua!!
4) Il nutrimento
E qui qualcuno dirà: “ma non si era detto che si nutrono dell’aria?”, già, ma certo l’aria delle nostre case non è quella della foresta o dell’altopiano e poi le abbiamo costrette dentro un barattolo ‘ste creature…o no? E allora dovremo provvedere a fornire loro quegli elementi naturali come l’azoto, il fosforo, il potassio, il magnesio e quant’altro troveremo negli appositi concimi che sono in commercio, avendo l’accortezza di aggiungerli all’acqua dell’annaffiatura in dosi molto basse, ( per non sbagliare fate sempre metà di quello che consiglia la confezione) una volta ogni 3-4 annaffiature.

Dunque questi sono i quattro punti più importanti per far sopravvivere una orchidea, soprattutto la phalaenopsis, ora ci sono alcuni trucchetti che ci possono aiutare meglio a decidere il da farsi.

• Per capire quanta luce arriva alla pianta, provate a scattare una foto all’angolo scelto, magari senza flash, e capirete quanto quello che per noi è abbastanza luminoso per la pianta sia buio quasi completo
• Se non riuscite a mantenere la temperatura nei limiti dei 18° 19°C, accendete un piccolo ventilatore vicino alla pianta, ( il massimo sarebbero le piccole ventoline dei computer): arieggiare così sicuramente le procurerà sollievo
• La notte, se non riuscite ad abbassare la temperatura, mettetela tra le controfinestre, o almeno socchiudete i vetri nella stanza in cui la metterete
• Quando deciderete la posizione in cui metterla, osservatela per qualche giorno, se noterete il minimo segno di sofferenza provate a spostarla in un altro posto per alcuni giorni, potrebbe essere solo una questione di angolo giusto
• Ricordate che le ore di luce dovrebbero essere almeno 10-12 al giorno
• Per capire quando è ora di annaffiare la pianta….. soppesatela: la corteccia asciutta è senz’altro più leggera, ma se siete nel dubbio meglio non annaffiare e aspettare un po’ di più piuttosto che farlo troppo spesso, queste piante sopravvivono molto meglio ad un po’ di siccità piuttosto che a troppa acqua.
• Quando riponete la pianta dopo averla annaffiata controllate che non si sia depositata acqua all’attaccatura delle foglie, potrebbe causarne il marciume
• Quando la pianta sfiorisce, caduto l’ultimo fiore, recidete lo stelo appena sotto l’inizio dell’infiorescenza o almeno a tre cm dall’ultimo “nodo” prima dei fiori e chiudetelo con un goccio di cera per non farlo seccare: da quell’ultimo nodo,se la pianta sta bene, partirà una nuova fioritura.
• Usate acqua piovana, o almeno acqua che avrete lasciato una intera giornata a decantare: il calcare ,oltre a creare antiestatiche macchie bianche, tappa i pori della pianta che non respira più.
• Se vi trovate a dover recidere una foglia o uno stelo, usate forbici pulite

E ricordate, di nuovo, con l’estate, la pianta va fuori, mai al sole diretto, ma sicuramente in un posto luminoso, riparata dagli acquazzoni e dal vento troppo forte, ma fuori!! Appesa sotto un cornicione sarà al riparo dalle lumache e richiederà solo qualche controllo da eventuali parassiti, come tutte le altre piante di casa.

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