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Prima parte
Quale acquariofilo marino non ha avuto a che fare almeno una volta con i cianobatteri?
Crediamo più o meno tutti, almeno una volta, e dato che sono la prima forma vivente apparsa sulla terra, volete che prima o poi non faccia una capatina nel vostro acquario?
Entrambi noi che scriviamo abbiamo avuto le nostre abbondanti dosi di sconforto quando ancora alle prime armi dovemmo affrontare il problema, ognuno nel suo acquario. Abbiamo quindi deciso di scrivere un piccolo vademecum nella speranza di poter essere utili a qualcuno.
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Non ci soffermiamo più di tanto a spiegare scientificamente cosa siano i cianobatteri, per quello ci sono decine di articoli in rete. Basti sapere che, al contrario di quello che si pensa (almeno al principio della “avventura” acquariofila) non sono alghe, bensì batteri fotosintetici, che in condizione di buona illuminazione producono ossigeno, poiché hanno all’interno della membrana cellulare presenza di clorofilla “A”.
Sono normalmente riuniti in ampie colonie, in presenza di zone fortemente eutrofiche, e sono in natura piuttosto resistenti alle condizioni estreme.
Come dicevamo, piuttosto che addentrarci in spiegazioni scientifiche preferiamo fare alcune considerazioni che possono sembrare scontate ma che spesso sono sottovalutate.
Innanzitutto bisogna sempre ricordare che i cianobatteri sono latenti in qualunque vasca ma si sviluppano solo in determinate condizioni.
Abbiamo detto che si sviluppano in zone fortemente eutrofiche (cioè cariche di nutrienti più del normale). Ma esattamente cosa favorisce la loro proliferazione?
I cianobatteri prosperano dove c’è della sostanza organica in decomposizione, oppure una zona di scarsa circolazione con accumulo di sedimenti e/o nutrienti.
Quindi vanno a nozze con gli acquari “carichi”, mal gestiti dal punto di vista della circolazione d’acqua e dove ci sono pesci in soprannumero o sistemi filtranti non correttamente calibrati.

Sono “ghiotti” di zuccheri tra cui il gluconato (quindi attenzione con gli additivi organici) e di aminoacidi, inseriteli in vasca solo se il sistema sta girando alla perfezione. Amano gli oligoelementi, compresi iodio e stronzio, anzi è più corretto dire che amano gli oligoelementi in eccesso.
Hanno una forte predilezione per il ferro, ma non bisogna dimenticare che il ferro è indispensabile ad un sacco di altri organismi.
Preferiscono la luce forte e le lampadine vecchie (spettro sballato) e con basse temperature di colore con picchi sul giallo e sul rosso. Preferiscono una densità bassa 1015-1022.
Cosa fare contro i cianobatteri?
Prima di tutto occorre molta pazienza, e sangue freddo: i cianobatteri vengono in un lampo ma se ne vanno molto lentamente. Occorre poi curare al massimo l’igiene della vasca, quindi fondo sifonato (tranne in caso di DSB o di Jaubert), sump sifonata, insomma, in una parola, “pulizia”…
Se possibile è meglio introdurre nell’acquario infetto qualche roccia da una vasca matura in cui non ci siano cianobatteri, questo per rinnovare la flora batterica ed aumentare la biodiversità.
E’ in qualche modo fondamentale curare molto il movimento dell’acqua cercando di evitare i punti morti e le zone di accumulo dei sedimenti. Tanto che erroneamente spesso si sente dire che i ciano non sopportano il movimento. In realtà in quel caso i ciano regrediscono perchè non hanno più a disposizione il sedime depositato dal “giro d’acqua” e quindi mancano le condizioni ideali per la proliferazione.
Se i parametri chimici della vasca lo consentono, sarebbe meglio sospendere i cambi; al limite fare un cambio sostanzioso aspirando quanti più cianobatteri possibile e poi sospendere.
Tenere la densità a livelli ottimali (1023), Lo schiumatoio deve essere efficiente e ben proporzionato alle reali necessità della vasca (senza badare troppo ai litraggi dichiarati) ed il collo del bicchiere deve sempre essere tenuto pulito.
Usare regolarmente carbone attivo che non rilasci PO4, per verificarlo prendete un po’ di acqua RO e metteteci dentro un po’ di carbone, dopo una mezz’oretta verificate il livello di PO4 dell’acqua, con un buon test a reagenti.
Si può creare competizione introducendo alghe del genere caulerpa, anche se questo sistema da solo, e cioè senza riportare le condizioni chimico fisiche della vasca entro parametri ottimali, a nostro giudizio è destinato a fallire.
Sospendere ogni tipo di integrazione, mantenendo comunque il livello di calcio e di KH nelle giuste quantità.
L’unico integratore che non “fa gola” ai cianobatteri è lo ioduro di potassio in piccole dosi.
Tenete sempre lampadine nuove o comunque mai oltre i 10 mesi di vita con temperatura di colore alta (da 10.000K in su) e luci attiniche.
Fare in modo che il pH non scenda mai sotto a 8.
Seguendo questi semplici consigli si dovrebbero eliminare le cause che portano al proliferare dei cianobatteri, ma per eliminarli ci vuole tempo.
Un aiuto per eliminarli è la “botta di batteri”, in pratica si prende una confezione di batteri e la si versa in vasca a dosi massicce, questo consentire une veloce eliminazione dei nutrienti, togliendo cibo ai ciano. Questo è un “rimedio naturale”, e in caso di acquari ancora instabili potrebbe essere la via giusta alla soluzione del problema, sempre però se si rimettono a posto le cose dal punto di vista del movimento e delle attrezzature, che devono essere tarate perfettamente.
Ci sono poi diversi metodi per avere una eliminazione molto veloce dei cianobatteri, sono metodi un po’ pericolosi in quanto hanno degli effetti collaterali e comunque non risolvono la causa dell’infestazione, ma in casi estremi possono essere di aiuto.
I più comuni sono l’acqua ossigenata e l’uso di antibiotici.
Di questo però parleremo nel prossimo numero di PF. Nel frattempo, se qualcuno ci vuole contattare può trovarci presso il forum del GARB
Ciao,
MaX® e Graziano
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