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Da anni speravo di poter organizzare una stanza per gli acquari, per poter tenere al meglio (per quello che è per me) alcune specie di Apistogramma e tentarne la riproduzione.
Ho approfittato del mio trasloco per organizzare al meglio la cantinetta che avevo a disposizione, puntando sul massimo risparmio possibile d’energia elettrica e per sfruttare al massimo il poco spazio a disposizione.
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L’impianto elettrico.
La cantinetta è un locale di tre metri per due con muri e pavimento grezzi ed era alimentato dalla linea condominiale, perciò per prima cosa ho dovuto installare una linea dedicata, fare un quadro elettrico con differenziali e magnetotermici per le varie utenze ed un temporizzatore per le luci.

Ho messo sui due lati più lunghi, in prossimità degli angoli, delle scatole da quattro moduli ciascuna, due per ogni calata, la prima ad una altezza di 50 cm da terra e l’altra ad un metro e mezzo in modo da riuscire ad averle disponibili per i vari livelli delle batterie senza dover organizzare delle prolunghe, cosa che per un ambiente umido e con molte vasche non è proprio “piacevole”.
Per un locale così piccolo un tale numero di prese sembra un esagerazione, ma vi assicuro che col senno di poi metterei scatole da 6 moduli ed in numero maggiore soprattutto perché (purtroppo) si stanno usando sempre più spesso le spine shuco ( le “tedesche” ) che occupano due moduli ciascuna e, considerato l’ambiente, sostituire la spina pressofusa delle pompe è sconsigliabile.
Ognuna delle scatole ha una spina shuco, una “bipresa” ed una spina “10A” alimentata tramite il temporizzatore, rispettivamente le prime due per utenze come pompe ed aeratori, la terza per alimentare le plafoniere dei vari piani.
La coibentazione.
Il secondo passo è stato coibentare la stanza per poter contenere al massimo il costo del riscaldamento, io ho usato i pannelli di polistirolo di quelli usati per fare il “cappotto” alle case, ma volendo spendere due lire in più (poi comunque dovranno essere pitturate di bianco) sono veramente eccezionali le lastre di poliuretano.
Per attaccarle al muro ed al soffitto ho usato lo stucco francese, mi è stato consigliato di non “spalmarlo” su tutta la faccia da incollare ma di fare cinque “grumetti”, uno per angolo ed uno centrale perché il polistirolo un po’ “lavora” e se lo avessi pitturato col tempo avrebbe potuto creparsi un po’.

Io alla fine ho lasciato il polistirolo grezzo in vista, anche perché mi interessava l’efficienza e non certo l’estetica…
Volendo rifinire al meglio la stanza sulle giunture delle lastre si può mettere un nastro specifico tipo garza adesiva, poi si stucca (sempre con lo stucco francese) e si pittura con il classico lavabile per i muri.
Per aumentare ulteriormente la resa si può mettere a terra delle piastre di forato di plastica che vendono nei garden per i giardini per poi ricoprirle con il linoleum, certo non isola come il polistirolo o il poliuretano ma è sempre un “aiutino” i più.
Un’altra buona idea è dopo averle posate (se si può fare un lavoro definitivo) schiumarle col poliuretano espanso prima di ricoprire il tutto col linoleum e mettere un grosso peso sulla piastra per evitare che il poliuretano espandendosi “alzi” la piastra di plastica e ci si ritrovi con un pavimento ad onde!
Da tenere presente che questo pavimento rialzato isolato non può tenere il peso delle vasche e che gli espositori debbono per forza di cose posare sul pavimento nudo !!!
Ho avuto modo di “collaudare” involontariamente tempo fa l’efficienza del sistema: ho staccato la stufa in pieno inverno per utilizzare il trapano per alcuni lavori e mi sono poi dimenticato di riattaccarla, (allora non avevo ancora pensato alla stufetta tampone), ma 24 ore dopo quando sono ritornato in cantina la temperatura era scesa soltanto a 19° dai 25° originari, sebbene all’esterno la temperatura durante la notte fosse abbondantemente scesa sotto lo zero, e dunque gli ospiti non avevano subito alcun “danno”.
Le scaffalature.
Supportato da un papà geometra/tornitore/saldatore mi sono realizzato in proprio le scaffalature per le vasche perché sinceramente non avevo grande fiducia della stabilità di ciò che trovavo in commercio e soprattutto volevo una scaffalatura che fosse “modulare”, ovvero che, se in futuro cambierò casa, mi permetta di essere smontata ed adattata alla lunghezza che mi ritroverò.
Abbiamo pensato perciò di fare i supporti verticali tipo scaletta a pioli che andassero ad incastrarsi nei tubi di traverso per poi fissare il tutto con dei bulloni.
Detta così è un po’ complicato, meglio dare un occhio alle foto che ho fatto…

Il vantaggio è che per adattarla a lunghezze diverse di muro è sufficiente con la troncatrice tagliare i tubi orizzontali, saldare all’interno la piastrina di ferro, bucare e filettare per poi rimontare.
Sulla struttura in ferro posano delle tavole di impalcatura, l’impregnante le preserva molto a lungo dall’umido e sono fissate con solo quattro piccole viti autofilettanti da sotto che evitano… i praticamente impossibili spostamenti, considerato il peso che ogni vasca si ritrova sopra.
Le due strutture sono fissate su due distanziali a loro volta fissati al muro con due fisher da 10Ø in metallo, anche appendendosi a mo’ di windsurf e tirando con forza non accenna al minimo cedimento, questo fissaggio potrebbe apparire superfluo, ma mettere qualche sicurezza in più non dispiace mai, soprattutto considerato il danno che deriverebbe dal “capottamento” di un espositore.
Il riscaldamento.
Per il riscaldamento la soluzione più semplice possibile: una stufetta elettrica.
Con un po’ di pazienza si regola il termostato e poi viaggia tutto in automatico!
Nel caso in cui saltasse la corrente ho messo un’altra piccola stufa di “tampone” regolata a 20 gradi sulla vecchia linea condominiale. Finora non è mai successo che saltasse, ma per lo meno se dovesse succedere nel periodo invernale sono tranquillo che non ci sia un crollo estremo della temperatura, anche se comunque la coibentazione e l’inerzia termica data dalla massa d’acqua sono un ottimo tampone per almeno 24 ore.
Quando mi è capitato di restare molto a lungo per lavori o per foto/articoli ho notato che la stufa si accende per periodi molto brevi e molto di rado e confrontando le bollette mensili precedenti con quelle di dopo l’avvio ho visto che hanno avuto un aumento medio di dieci-dodici euro a bimestre.
Riscaldare tutta la stanza ha fondamentalmente il grosso vantaggio di ridurre estremamente l’evaporazione delle vasche, inoltre installando sulla linea dell’alimentazione un termostato ambiente supplementare si può evitare che l’incollarsi dei contatti interni della stufetta porti ad una sovratemperatura e quindi al decesso dei pesci.
Il caso non è proprio remoto , mi è capitato di avere termostati bloccati e anche di “distruggere” un Malawi di 240 litri, ben 40 pesci morti in meno di 10 ore…
E’ molto più difficile che i pesci sopportino il caldo che non il freddo!
Le vasche.
Negli anni passati avevo accumulato alcune vasche graffiate, esteticamente da buttare ma assolutamente valide per i miei scopi.
Queste cinque vasche sono state montate sulla prima scaffalatura di tre piani sui due piani superiori, il terzo piano, quello più in basso, per ora è vuoto in attesa d’impiego, probabilmente lo userò per accrescere i piccoli di Pseudotropheus, Cynotilapia e Labidochromis che nascono nel Malawi del salotto oppure per dei guppy show.

Tutte le vasche hanno due buchi da 32mm di diametro vicino agli angoli del vetro posteriore, uno per l’ingresso e l’altro per l’uscita dell’acqua ed ognuno ha montato un raccordo stagno scatola-tubo per impianti elettrici esterni.
Col senno di poi rifarei i buchi da 50, il drenaggio, soprattutto in vasche con la stessa altezza, è piuttosto al limite ed “abundare” è meglio che “deficere”…
Le vasche sono collegate tra loro con dei tubi e curve di scarico in plastica di quelli che si usano per i lavandini e per evitare che possano passare dei pesci tra una vasca e l’altra sulle bocchette di scarico ho messo dei filtrini di plastica di lavandino.
Quello dei filtrini è il tasto dolente dell’impianto, sono necessari per evitare il passaggio di piccoli o adulti da una vasca all’altra e soprattutto perchè non finiscano nel filtro, ma sono comunque un ostacolo al deflusso dell’acqua e quotidianamente bisogna “buttarci l’occhio”, se c’è anche un piccolo rallentamento si nota perché il livello della vasca resta più alto.
In caso di mancanza di corrente il fatto di avere i buchi in alto permette alle vasche di non svuotarsi completamente.
Lo stesso sistema l’ho adottato per le vasche dell’altra batteria, solo che questa volta le ho costruite personalmente con vetri non molati ma solo sbordati con la cote, sicuramente la nuova batteria ha un aspetto molto più ordinato e “professionale”!
I filtri.
Il primo filtro che ho costruito è costituito da due tubi di scarico da 100 collegati da due curve a 90, e fissato al fianco della struttura di ferro, l’acqua arriva per caduta nel primo, passa della spugna, della lana di perlon, poi arriva alla curva in cui ho mischiato delle palline di plastica (bioballs) e dei cannolicchi ed infine nell’altro lato ho messo la pompa che riporta l’acqua al piano superiore.

Come per tutte le cose la prima soluzione adottata è viziata da difetti poi rivisti e migliorati nella versione due, il problema sostanziale è legato alla possibile mancanza di corrente, se succede l’acqua si porta al livello minimo e si va ad accumulare nel filtro, che se non ha una cospicua parte vuota dopo poco trabocca.
La soluzione per il filtro a tubo è tenere il livello del filtro basso ma lasciare sopra un bel po’ di scorta e fare un tubicino di tracimazione al limite superiore collegandolo ad un secchio o ad una tanica, si dovrà poi ripristinare il livello con un rabbocco.
Un’altra scomodità è il sistema di rabbocco che è scomodo e lungo, il livello nel filtro deve essere ripristinato a più riprese.
Per le altre batterie ho fatto dei filtri in vetro, in pratica degli acquarietti alti come le altre vasche e divisi da un separé interno verticale, come per il vecchio filtro da una parte il perlon, sotto dei cannolicchi e dall’altro lato la pompa per far risalire l’acqua.
Il livello di questi filtri è stato calcolato in modo molto semplice, una volta riempite le vasche ho fatto girare il tutto fino a quando non si era stabilizzato il livello, ho poi spento la pompa e lasciato defluire l’acqua nel filtro.
Dopo che si è stabilizzato il tutto ho rabboccato l’acqua fino al limite massimo di prossima tracimazione e poi ho riavviato.
Una volta riportato il tutto a regime ho segnato col pennarello indelebile sul vetro frontale il livello ottenuto e che rappresenta il massimo punto da raggiungere coi rabbocchi.
Il ripristino del livello in questo caso è molto più semplice, basta aggiungere l’acqua fino al livello segnato in precedenza, un sistema molto più pratico del precedente.
La pecca di questo metodo è rappresentata solo dal fatto che si va a perdere un po’ di spazio che viene rubato allo spazio utile per le vasche.
L’illuminazione.
Per me è meglio avere poca luce soprattutto per la riproduzione, non avendo piante nelle vasche ho istallato solo una plafoniera di 11W che serve ad illuminare tutta la stanza e poi una plafoniera compatta da 5W per ogni serie di vasche di ogni scaffalatura che vengono alimentate dalle prese comandate dal temporizzatore, ad eccezione delle due scaffalature più in alto che sono illuminate dalla plafoniera di 11W della stanza.
Il fondo.
Il fondo delle vasche è costituito da sabbia fine, è molto pratica perché non permette alla sporcizia di insinuarvisi ed è facilmente rimuovibile col sifone. E’ sconsigliabile oltre che inutile tenere fondi troppo alti perché si possono formare zone anossiche che se da un lato potrebbero portare ad una denitrificazione, possono comunque rappresentare un rischio se vengono smosse.
La sabbia fine è molto gradita dagli apisto, amano masticarla e spostarla soprattutto le femmine mentre “arredano” l’ingresso della tana in cui depongono.
Se si osserva il fondo della vasca a “pelo” si può notare che non è liscio ma sembra a “buccia d’arancia”, è il risultato del continuo masticare degli ospiti, si potrebbero quasi definire dei filtratori! Ho visto talvolta dei maschi di apisto sfogare il nervosismo prendendo grosse boccate di sabbia per poi risputarle più in alto a fare una “nevicata”, soprattutto in esemplari non dominanti della vasca una volta riusciti a ritagliarsi uno spazio tutto loro.
I risultati.
Se avete a disposizione una stanza di piccole dimensioni da dedicare, vi consiglio di arredarla in questo modo anche perché la gestione è molto più semplice di quella dei classici acquari.
La cantinetta mi ha dato grosse soddisfazioni, ho riprodotto e cresciuto inka50, nijsseni, hongsloi, cacatuoides ed agassizi, mantenendo dei costi di gestione decisamente contenuti in rapporto alla quantità di vasche da gestire, senza poi tediare la consorte con taniche e acqua sul tappeto di casa!
Massi - GARB
apistomassi@libero.it
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