| Una Torbiera in Friuli » |
L'idea di poter avere in giardino un paesaggio nuovo ha spinto me e mio fratello a costruire un laghetto.
Eravamo affascinati dal fatto che al contrario degli habitat che vengono creati nella maggior parte degli acquari questo non sarebbe stato chiuso in poco spazio, ma la fauna e la flora avrebbero potuto interagire con l'ambiente circostante, insomma sarebbe diventato parte integrante del giardino.
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Scelto il luogo che ci sembrava più adatto armati di badile e carriola una mattina di giugno del 2004 abbiamo cominciato a scavare.

E abbiamo scavato parecchio! Infatti la superficie del laghetto e’ riconducibile ad un triangolo rettangolo i cui cateti misurano 4x2,5 mt, con una profondità massima di 60 cm, credo di aver trasportato più di 20 carriole di terra!
L’idea era quella di creare varie zone a profondità diversa, in modo da poter avere diversi tipi di piante con esigenze differenti e di avere una zona centrale più profonda che sarebbe servita anche da ricovero per i pesci rossi in inverno.
Scavata la buca e create le spalle che delimitano le varie zone abbiamo proceduto con la stesura del telo da laghetti. Abbiamo scelto il telo perché permette molta libertà nella forma del laghetto e non ha un costo così alto come le vasche in vetroresina. Una volta steso il telo e fissato lungo i bordi con dei mattoni di tufo abbiamo creato un substrato di circa dieci cm, utilizzando la terra precedentemente rimossa: in questo modo eravamo sicuri di garantire alle piante un ottimo ancoraggio ed in generale speravamo di dare un effetto più naturale, visto che il colore azzurrino del telo era veramente un pugno nell’occhio. Una volta riempito d’acqua il risultato finale era molto soddisfacente, anche se a vedersi quella pozza di fango non era ancora un gran che!

Abbiamo messo in funzione un filtro esterno del volume di circa 5 litri caricato a lana di perlon e spugna a maglia grossa che, pescando l’acqua ad un’estremità del laghetto ributtandola all’estremità opposta tramite un tubo interrato, garantisce un ottimo ricircolo e un minimo di corrente. E’ probabile che più che la funzione filtrante biologica sia importante il movimento dell’acqua, dato che il rapporto tra piante galleggianti, sommerse,volume d’acqua / pesci e’ molto a favore delle prime, per cui non credo che il carico organico possa essere un problema per un tipo di ecosistema del genere.

Per dare il tempo ai sedimenti di depositarsi e in attesa di inserire piante e pesci abbiamo deciso di sospendere i lavori per un po’. Dopo un mese lo stagno era totalmente infestato da larve di zanzara, ce n’erano talmente tante che si potevano raccogliere con un retino da acquari, per la felicità di rasbore e guppy dell’acquario!
Appena ci è sembrato che il sistema si fosse stabilizzato abbiamo piantato delle ninfee non meglio identificate ed altre piante palustri. Una delle cose che più mi piacciono è che dato lo spazio a disposizione e’ sempre possibile aggiungere piante nuove. Ad oggi l’elenco delle piante presenti e’: pistia stratiotes, azzolla caroliniana, eichhornia crassipes, salvinia natane, ninfee, ceratophyllum demersum, bambù e delle canne che abbiamo preso “in prestito” da un fosso vicino casa.

Tutte le piante tranne quelle galleggianti hanno sempre passato l’inverno in uno stato di quiescenza e verso aprile/maggio cominciano a crescere, ogni anno più grandi e rigogliose.
Come fauna abbiamo optato per i comuni pesci rossi inserendone sette, di cui tre completamente rossi, un paio prevalentemente bianchi con macchie rosse e un paio rossi con macchie nere.
Ogni primavera con immenso piacere troviamo dei piccoli, che quando nascono sono di varie tonalità di grigio/marrone, e nel giro di qualche mese acquistano la livrea da adulti, con bellissime combinazioni di rosso, bianco e nero. Quest’anno abbiamo introdotto anche una ventina di gambusie, sperando che siano abbastanza scaltre da sfuggire ai pesci rossi.
Fa parte della famiglia anche una bella rana che però difficilmente si fa ammirare, e per fortuna non disturba troppo nelle notti estive.

Per motivi di ordinaria manutenzione e pulizia capita spesso di dover infilare le mani in acqua, e da subito abbiamo notato con gioia che i pesci rossi sono animali estremamente curiosi e poco spaventati dall’uomo, infatti le mani vengono subito circondate dai pesci che le assaggiano, si strusciano e scappano solo se vengono fatti movimenti bruschi.
Il periodo migliore per osservare il laghetto e’ indubbiamente tra giugno e settembre. Infatti in questo arco di tempo si assiste ad una vera e propria esplosione di vita e colori. Verso luglio la superficie del laghetto e’ completamente ricoperta dalle foglie delle ninfee e dalle altre piante galleggianti e appena le piante cominciano a fiorire compaiono una gran varieta’ di insetti volanti, tra cui libellule, api, vespe, farfalle.

Durante tutto l’anno inoltre il laghetto viene usato da molti uccelli ( e dal mio cane) per abbeverarsi, in effetti ogni anno sembra che si sparga la voce ed aumenti il numero di visitatori.
Comunque in ogni stagione il laghetto offre uno spettacolo diverso, e quasi ogni giorno e’ d’obbligo una visitina, anche solo di 5 minuti, per vedere se stanno nascendo fiori, se si riesce a scorgere qualche pesce rosso nuovo o per godersi i giochi di luce e riflessi dello strato di ghiaccio che si forma in inverno.
Carlo Carraro - GARB
Foto di Carlo ed Enrico Carraro
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